di Manlio Lilli.

Scorci della Villa di Massenzio, splendido sito incastonato nel parco dell’Appia Antica. Uno degli ultimi lembi di campagna romana salvati dal cemento. Per questo Salviamo il Paesaggio e Respiro Verde Legalberi, assieme ad intellettuali e studiosi come Manlio Lilli e Fabio Balocco, si propone di promuovere una petizione affinché l’Agro Romano divenga patrimonio #Unesco (Foto Marco Bombagi )

Totò Innocenti, alias Totò, e suo figlio Ninetto, alias Ninetto Davoli, si fermano al bar Las Vegas. A breve distanza via di Torre Maggiore, sterrata, e all’orizzonte la sagoma della torre medievale di Torre Maggiore. Ovunque c’è campagna nel trailer di Uccellacci e uccellini, film epico del 1966 di Pier Paolo Pasolini. Non esistevano i complessi industriali, né quelli commerciali. Tanto meno i palazzi di Santa Palomba. Roma non era arrivata qui. E neppure alla Bufalotta, nel quadrante nord-est. Tanto meno a Tor Pagnotta, a sud. Neppure
il peggior sindaco della città avrebbe immaginato municipi che
sarebbero arrivati a saldarsi con i territori dei comuni limitrofi
. Anche per la crescita insana inseguita pervicacemente dagli amministratori di quegli stessi comuni.
Invece è accaduto. L’agro romano di tanti pittori, poeti e scrittori è stato metabolizzato. Progressivamente, ma senza pause. Da luogo simbolico a spazio indistinto.
Da “verde” spontaneo, disseminato di testimonianze materiali del nostro
passato migliore, a dedalo di strade a delimitare isolati di nuovi
complessi abitativi. Colture storiche, come quelle di viti e ulivi, quasi scomparse. Sostituite da nuovo cemento.
Con la complicità di amministratori locali senza scrupoli e governi
centrali del tutto disinteressati alla questione ambientale e alla
tutela dei luoghi e dei resti antichi conservati, il disastro si è
andato delineando

Si calcola che attualmente, dei circa 71mila ettari di agro, ben
tre metri quadrati al minuto siano mangiati dal cemento, persi per
sempre e che da qui al 2030 (anno di attuazione delle previsioni del
Piano Regolatore) nella campagna romana il consumo di suoloarriverà a
circa 161 ettari ogni anno. Un prezzo altissimo per la perdita di
paesaggio, di patrimonio agricolo e culturale, di biodiversità, di
salute per i cittadini e di costi per la collettività
”.

La petizione lanciata da Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio
e indirizzata al Mibac(t), oltre a fornire i numeri dello scempio,
prova a scrivere una nuova storia. Un tentativo. Forse l’ultimo
possibile di arrestare il consumo scriteriato di “ciò che rimane di questo splendido tesoro che ancora (ma per quanto ancora?) il mondo ci invidia”. Firmare è probabile che non sia mai stato così importante. Firmare “per
poter rivolgere una formale richiesta all’Unesco affinché l’Agro Romano
diventi Patrimonio dell’Umanità, al fine di sottrarlo per sempre alla
rapina della speculazione
”.

Qualcuno potrà pensare che sia una delle solite campagne
ambientaliste contro qualcosa. In sostanza una petizione contro il
progresso. Perché “la campagna è bella” e i resti archeologici “interessanti”.
Ci mancherebbe! Però servono anche nuovi palazzi, strade e autostrade.
Anzi sono necessari. Quindi, dolersi un po’ del sacrificio di parti di
quell’ambito geografico è ammesso. Ma poi si deve procedere. Per cui,
spazio a ruspe e gru. Il problema è proprio questo, probabilmente.
Finora ragionamenti e proteste hanno creato un ostacolo. Talvolta, non
sempre e peraltro spesso, provvisorio. La petizione promossa da
Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio vorrebbe trasformare quell’ostacolo
in un solido recinto con il quale assicurare l’Agro. Tutto e per sempre.

Fà ddieci mijja e nun vedé una fronna! / Imbatte ammalappena in
quarche scojjo! / Dapertutto un zilenzio com’un ojjo (…) Dove te vorti
una campaggna rasa / come sce sii passata la pianozza / senza manco
l’impronta d’una casa!
“. S’intitola allusivamente Er deserto il sonetto del 1836 di Giuseppe Gioachino Belli. Da allora uno tsunami si è abbattuto sull’agro. Osservare inermi la distruzione contribuisce alla sua prosecuzione.

Dove va l’umanità? Boh!”, si chiede a un certo punto il
corvo parlante che accompagna nel film di Pasolini, padre e figlio. Non
sembri fuori luogo pensare che una risposta a quella domanda potrà
venire proprio dall’esito della petizione. Siamo giunti a un bivio e
bisogna decidere. Fare dell’agro romano un luogo Patrimonio
dell’Umanità oppure una terra di conquista. Per i soliti affaristi e
politici senza qualità…

Già pubblicato su: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/18/agro-romano-salviamo-il-paesaggio-di-pasolini-facciamolo-diventare-patrimonio-unesco/4896138/

Questa iniziativa a tutela dell’Agro
Romano nasce dall’originale intuizione di Massimo Livadiotti, artista
amante della bellezza di Roma e dell’unicità del suo paesaggio, tra i
fondatori dell’associazione Respiro Verde Legalberi che ha recentemente
conseguito il risultato – perseguito ostinatamente per oltre 8 anni di
intenso lavoro, attraversando tre differenti amministrazioni comunali in
una perenne altalena di delusioni ed emozioni – di ottenere
l’approvazione del regolamento del verde e del paesaggio urbano di Roma.

La sua sensibilità ed energia ha
progressivamente contagiato tutti i “difensori” della bellezza e ora
eccoci dinanzi a questa nuova importante sfida per raggiungere il
riconoscimento dell’Agro Romano come Patrimonio dell’Umanità…

Ecco il testo della petizione on line, che vi invitiamo a sottoscrivere:

Quando nel 1786 Goethe visitò Roma e le colline intorno, rimase
incantato, tale era la bellezza che gli si parava dinanzi agli occhi. Di
quella Roma restano solo frammenti come di un mosaico in pezzi. La
città ha perso gran parte della sua armonia, preda di una urbanistica
incoerente e caotica. L’Agro Romano con le sue colline, i boschetti, i
prati, le torri, gli acquedotti, i suoi casali coi pascoli, i grandi
alberi solitari, i fossi e le antiche dimore forma ancora in parte una
meravigliosa cintura verde attorno alla Città Eterna.

Ma gli speculatori sono sempre in agguato, purtroppo. Si calcola
infatti che attualmente dei circa 71.000 ettari di Agro ben 3 metri
quadrati al minuto siano mangiati dal cemento, persi per sempre e che da
qui al 2030 (anno di attuazione delle previsioni del Piano Regolatore)
nella campagna romana il consumo di suolo arriverà a circa 161 ettari
ogni anno. Un prezzo altissimo per la perdita di paesaggio, di
patrimonio agricolo e culturale, di biodiversità, di salute per i
cittadini e di costi per la collettività. Un luogo dell’anima per sempre
perduto…

Da questa realtà e da queste previsioni nasce impellente la
necessità di tutelare ciò che rimane di questo splendido tesoro che
ancora (ma per quanto ancora?) il mondo ci invidia. Per questo vi
chiediamo di firmare: per poter rivolgere una formale richiesta
all’Unesco affinché l’Agro Romano diventi Patrimonio dell’Umanità, al
fine di sottrarlo per sempre alla rapina della speculazione. Forse siamo
ancora in tempo!

Firmiamo tutti per preservare la bellezza!

Scorci della Villa di Massenzio, splendido sito incastonato nel parco dell’Appia Antica. Uno degli ultimi lembi di campagna romana salvati dal cemento. Per questo Salviamo il Paesaggio, assieme ad intellettuali e studiosi come Manlio Lilli, si propone di promuovere una petizione affinché l’Agro Romano divenga patrimonio #Unesco (Foto Marco Bombagi )

https://www.change.org/p/ministero-dei-beni-e-delle-attivita-culturali-agro-romano-patrimonio-unesco