Il Forum Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio, assieme a “La Rete dei Comitati di Roma – per la moratoria urbanistica” e ad altre realtà associative della città ha organizzato, il 26 maggio 2016 presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, una conferenza stampa che ha visto la presenza, oltreché di alcuni Candidati Sindaco per la Capitale, anche di diversi personalità del mondo della cultura, della politica e delle istituzioni come Paolo Maddalena, Vittorio Emiliani, Paolo Berdini, Vezio De Lucia. Un incontro volto a sensibilizzare tutti i protagonisti delle prossime elezioni amministrative sul tema del consumo di suolo e della protezione dei territori dall’aggressione della speculazione edilizia.
Da segnalare doverosamente anche gli interventi, in rappresentanza dei vari candidati, di Michele Dau, capolista della lista Fassina, Fabio Alberti (Lista Fassina), Andrea Costa (Lista Fassina), Marcello De Vito (M5S). Hanno fatto pervenire un intervento scritto per l’occasione anche Fabrizio Cianci (Radicali Ecologisti e Laici, lista Giachetti)  e Gemma Azuni, (Lista Fassina).

I video di tutti gli interventi della giornata

Tutti i documenti prodotti in occasione dell’incontro del 26 maggio

Vittorio Emiliani

Paolo Maddalena

Forum Salviamo il Paesaggio rich Comm inchiesta 26Mar16

Fabrizio Cianci

Gemma Azuni

Proposte in materia di Regolamento del Verde e Paseaggio

Documento appello Moratoria del cemento

Documento sul rischio idrogeologico

Documento Rete dei Comitati di Roma per la moratoria urbanistica

 

Di seguito il testo del comunicato congiunto, redatto da tutte le realtà che hanno partecipato all’incontro del 26 Maggio 2016 al Campidoglio, indirizzato ai candidati a Sindaco di Roma Capitale

L’ULTIMA OCCASIONE PER SALVARE ROMA
SOSPENSIONE DELLE NUOVE DELIBERE DI ESPANSIONE URBANA E MORATORIA DELLE PREVISIONI
CHE CEMENTIFICANO ANCORA L’AGRO ROMANO

Rete Comitati di Roma per la Moratoria Urbanistica, le associazioni ambientaliste e culturali e di tutela del territorio, che hanno come fine la tutela del patrimonio ambientale-storico, il rispetto e la conservazione di tali ricchezze secondo l’art. 9 della Costituzione, fanno appello ai candidati a Sindaco di Roma per sospendere, una volta eletti, la eventuali votazioni delle nuove delibere di espansione urbana e dichiarare una moratoria di tutte le previsioni urbanistiche previste dal piano urbanistico vigente per impedire l’ulteriore cementificazione dell’Agro Romano.

Siamo infatti convinti che il principale problema di Roma è stato nel passato l’espansione urbanistica incontrollata e caotica che specie attraverso l’invenzione dei “diritti edificatori” e delle “compensazioni urbanistiche”, ha favorito la libertà di speculare e di depredare il territorio senza nessuna strategia di medio-lungo termine, in spregio delle corrette regole della pianificazione.

Questo metodo dissennato ha generato un degrado enorme e diffuso, portando Roma a diventare una città con servizi pubblici inadeguati e contribuendo al dissesto del bilancio comunale. Oggi, in piena crisi economica e sociale, si continua a proporre lo stesso metodo basato sull’espansione edilizia incontrollata, sulle grandi opere e sui grandi eventi come la proposta delle Olimpiadi 2024. Lo stesso nuovo piano regolatore, peraltro già molto generoso in termini di volumetrie e di espansioni edilizie, è continuamente stravolto da varianti in ulteriore crescita a favore della rendita fondiaria speculativa.

Con le continue varianti al piano regolatore generale, con i cosiddetti diritti edificatori, le relative compensazioni urbanistiche e con l’uso distorto del project-financing si concedono enormi premi di nuova cubatura in cambio di opere pubbliche e si crea di fatto un’economia basata sul “credito urbanistico”.
Un metodo che ha permesso un’imponente riedizione delle speculazioni basate su una rendita che da fondiaria si è trasformata anche in finanziaria, favorendo in parte attività criminali di riciclaggio, come dimostra l’imponente elenco di sequestri di immobili riconducibili a clan mafiosi da parte dell’autorità giudiziaria. Un metodo che non contempla la sostenibilità economica e sociale giacché la realizzazione e la gestione dei servizi per le nuove aree urbane richiede ulteriori ingenti risorse pubbliche che peseranno sui bilanci comunali ormai esauste per molti anni.

E’ pertanto è sempre più urgente la verifica della sostenibilità del nuovo piano regolatore generale e delle nuove ulteriori previsioni edificatorie conseguenti all’adozione del “Piano Casa” varato dalla Regione Lazio, anche tenendo conto delle illegalità commesse sul territorio che continuano a venire alla luce con l’inchiesta “Terre di mezzo”.

Roma, infatti, ha subito un’espansione urbana troppo estesa e il consumo di ulteriori aree agricole deve essere assolutamente scongiurato. Il consumo di suolo, infatti, anche per le politiche per la mobilità fin qui attuate che hanno puntato tutto sul trasporto privato, non ha consentito il raggiungimento dell’obiettivo di realizzare reti pubbliche su ferro – a differenza di quanto fatto in Europa. Una monocultura in chiave di “sviluppo economico” ha favorito infatti con ogni mezzo l’impiego dell’auto, fino a trasformarla in bene strumentale irrinunciabile e dal costo spropositato, alimentando così una domanda di asfalto da parte dei cittadini, formulata nell’illusoria speranza di ridurre code e disagi.

Il consumo di suolo sta generando invece ulteriori grandi infrastrutture automobilistiche, dalle due autostrade (Roma-Latina e nuovo G.R.A.) da posare sul già martoriato agro romano a scapito della virtuosa economia agricola in prossimità di Roma agli imponenti centri commerciali moltiplicatori di domanda di mobilità privata, distruttori di panorami agricoli e del piccolo commercio locale.
Fino alle infrastrutture logistiche come ad esempio lo scellerato raddoppio dell’Aeroporto di Fiumicino motivato esclusivamente da ragioni speculative, poiché gli eventuali (e non dimostrati) scenari di aumento esponenziale del traffico di merci e persone da e per la capitale possono -come da autorevoli studi prodotti- essere soddisfatte dall’attuale struttura aeroportuale.

Il consumo di suolo, come noto, è stato sempre favorito dalla cultura degli eventi straordinari: basta ricordare il caso dei Mondiali di nuoto del 2007. Questa cultura sembra intramontabile, come dimostra lo scandaloso caso del nuovo stadio della Roma deciso in un luogo isolato e destinato dal vigente piano urbanistico a usi compatibili con il quadro ambientale e che viene invece condannato ad ospitare un milione di metri cubi di cemento o della scelta della giunta precedente di candidare Roma allo svolgimento delle Olimpiadi 2024.

Il consumo di suolo, infine, è la causa dell’insostenibile debito accumulato dalla Capitale. Gli amministratori di Roma sono stati capaci, come afferma la relazione del Commissario governativo depositata al Parlamento nel 2014, di accumulare un debito che si aggira intorno ai 22 miliardi di euro ed è tuttora in crescita nonostante il taglio di servizi sociali e -addirittura- la cancellazione di linee di trasporto pubblico. A parziale copertura di questo debito l’amministrazione vuole mettere in vendita i beni comuni (i nostri beni!) compreso il suolo invece di tutelarli anche con provvedimenti d’emergenza come sarebbe d’obbligo.

Siamo in tal senso convinti -e con noi un sempre maggior numero di comitati locali e di associazioni di cittadini- che per risolvere la crisi della città e avviarla verso una prospettiva sostenibile non si possano ripercorrere le vecchie strade che hanno portato al fallimento.

E’ fondamentale ribadire ancora una volta che:
il suolo, anche agricolo, e con esso il paesaggio, è una risorsa non rinnovabile, la cui essenza non si limita a quella di semplice bene d’uso ma conserva la cultura dei luoghi e la memoria delle generazioni e una volta cementificato non è più recuperabile;

l’ambiente, il paesaggio, le aree verdi e il suolo agricolo sono elementi portanti per la qualità della vita della cittadinanza e sono minacciati da un’espansione urbanistica dannosa che sta costantemente depauperando gli ambienti naturali, agricoli e periurbani;

– nonostante il mancato sviluppo delle Reti Ecologiche, progetto avviato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e recepito dalle Regioni ma purtroppo finito schiacciato dagli interessi privati, è in forte aumento, da parte della popolazione, la richiesta di spazi verdi e sani dove poter vivere degnamente.

E’ poi indispensabile ricordare che:
– esiste a Roma una quantità enorme di residenze nuove invendute: le stime più attendibili parlano di uno stock abitativo compreso tra 150 mila e 200 mila abitazioni invendute e mai abitate;

– le illegalità commesse sul territorio continuano a venire alla luce (promesse mai mantenute dei cosiddetti “piani di recupero” e “piani di riqualificazione” urbani, “opere a scomputo” nelle ex borgate, abusi commessi nella vendita e nell’affitto di alloggi costruiti con finanziamenti pubblici, etc.);

– dell’avvio del “Piano Casa” varato dalla regione Lazio, nessuno conosce il numero delle domande presentate e i relativi effetti sul territorio.

Conseguentemente, vista l’assenza di misure di rottura con il passato della precedente Giunta, la rete dei comitati e le associazioni ambientaliste e culturali e di tutela del territorio tornano a chiedere:
A) UNA MORATORIA IMMEDIATA DI TUTTI I PROVVEDIMENTI URBANISTICI ALL’ORDINE DEL GIORNO DELL’ASSEMBLEA CAPITOLINA, GIA’ ISTRUITE O IN CORSO DI ISTRUTTORIA, localizzate in agro romano e nelle residue aree verdi della cosiddetta città consolidata ;

B) LA CANCELLAZIONE DEGLI ARTICOLI DELLA NORMATIVA TECNICA DEL VIGENTE PRG CHE INTRODUCONO I “DIRITTI EDIFICATORI”, fondati su un istituto giuridico inesistente nella legislazione urbanistica nazionale. Infatti l’amministrazione comunale ha il diritto/ potere di variare le destinazioni d’uso del territorio senza nessun obbligo risarcitorio;

C) LA FINE DELLA PRATICA DELLE COMPENSAZIONI (quasi sempre collegata proprio ai “diritti edificatori”). Nata per acquisire a verde pubblico alcune aree dei parchi regionali e poi diventato un improprio strumento per la gestione dell’urbanistica a tutto vantaggio della proprietà fondiaria speculativa. In tal senso vanno anche cancellati tutti gli articoli delle norme tecniche di Prg che definiscono le compensazioni;

D) LA CESSAZIONE DEGLI “ACCORDI DI PROGRAMMA” COME GRIMALDELLO PER VARIARE IL PIANO REGOLATORE che escludono da ogni controllo e partecipazione i cittadini determinando immediati profitti ai privati, senza alcuna garanzia sulla realizzazione delle opere pubbliche, tanto che, paradossalmente, molto spesso non sono poi portate a termine proprio le opere che avevano giustificato l’approvazione degli accordi;

E) IL CENSIMENTO DEGLI EDIFICI SFITTI –PUBBLICI E PRIVATI- VUOTI E INUTILIZZATI DELLA CITTA’ DI ROMA insieme al quadro chiaro del numero dei contratti di affitto passivo e gli importi dei contratti di affitto passivo per le attività istituzionali o per l’assistenza alloggiativa delle famiglie in stato di bisogno;

F) IL RECUPERO, la riqualificazione energetica, la messa in sicurezza E IL RIUSO DELLE AREE E DEGLI EDIFICI PUBBLICI DISMESSI, specialmente a fini sociali, con il coinvolgimento dei cittadini;

G) LO STATO DI INDEBITAMENTO DEL COMUNE DI ROMA comprensivo di quanto calcolato dalla relazione consegnata al Parlamento nel 2014 dal Commissario per la determinazione del debito consolidato della Capitale;

H) LA TUTELA DEGLI STANDARD URBANISTICI DEI QUARTIERI CONSOLIDATI (aree verdi, servizi pubblici esistenti e la differenza con gli standard obbligatori di legge) anche al fine di scongiurare ulteriori speculazioni sulle aree già destinate al soddisfacimento degli standard;

I) LA TUTELA DELLE AREE SENSIBILI (ambiente, ecosistemi, biodiversità, patrimonio naturale, paesaggio)

L) L’APPROVAZIONE DI UNO SCHEMA DI CONVENZIONE GENERALE CONSERVATIVO E PIÙ ATTENTO AL TERRITORIO, che preveda l’obbligo dei piani di zona da effettuarsi a cura dell’amministrazione in via prioritaria a qualsiasi proposta edificatoria. La recente proposta della Giunta comunale va nella direzione esattamente opposta;

M) LA MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI INTERESSATI DAI DISSESTI IDROGEOLOGICI.

Rete Comitati di Roma per la Moratoria Urbanistica e le associazioni ambientaliste e culturali e di tutela del territorio ritengono dunque necessario, che ogni nuova amministrazione dimostri di avere un quadro completo ed esaustivo dell’attuale situazione urbanistica della città che renda pubblici tutti i dati precedentemente elencati dalla Conferenze Urbanistiche promosse dall’assessorato all’Urbanistica della giunta precedente prima di votare qualsiasi delibera per ulteriori edificazioni.

Sottoscrivono :
– Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio
– Consiglio Metropolitano Partecipato di Roma
– Comitato No Corridoio Roma-Latina per la Metropolitana Leggera
– Comitato di quartiere Roma XVI Pisana Estensi
– Associazione Culturale Respiro Verde Legalberi
– Q.R.E. Quartieri Riuniti in Evoluzione Municipio VI
– Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani
– Comitato Villa Blanc
– Comitato per la Bellezza
– Comitato Via Francigena via Labicana- via Casilina
– Associazione EcoRadicali
– Mobilitiamoci
– Aspettare Stanca, associazione di promozione sociale
– Comitato Roma XII per i beni comuni
– ACRI-Gente di Aguzzano IV Municipio
– CdQ Axa Sicura
– Comitato per la Salvaguardia di Grottaperfetta Stop I-60
– Comitato cittadino della Vittoria
– Associazione Viviamo Vitinia O.N.L.U.S.
– Comitato Romano di appoggio al Movimento dei Sem Terra
– Associazione Ottavo Colle
– C.A.L.M.A. Coordinamento Associazioni del Lazio per una Mobilità Alternativa
– Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie
– SOS Ambiente
– CdQ Tor Bella Monaca
– Sentinelle degli Alberi
– Rete di Pace – Laboratorio Monteverde
– Coordinamento Comitati Spontanei Ambientalisti
– Coordinamento Agro Romano Bene Comune
– Associazione Latium Vetus
– Comitato Collina di Pietralata
– NO Cemento Roma Est
– Comitato Sopraesotto il Quadraro