Paolo Berdini, ingegnere urbanista e scrittore (foto di Cristiana Mancinelli Scotti)

Paolo Berdini, ingegnere urbanista e scrittore (foto di Cristiana Mancinelli Scotti)

 

 

Pubblichiamo la lettera aperta di Paolo Berdini, urbanista e scrittore, agli esponenti delle associazioni ambientaliste che hanno partecipato al tavolo di lavoro per la redazione del disegno di legge sul consumo di suolo, approvato alla Camera il 12 maggio. Un’analisi esaustiva dei punti più controversi del testo e, insieme, un appello appassionato a non cedere di fronte ad un provvedimento che non soddisfa chi si batte per salvare i territori dalla speculazione.

 

Cari esponenti del tavolo di lavoro del Fai, Legambiente, Slow food, Touring club e  WWF,

da troppi anni conosco la vostra efficace azione per difendere ambiente, territori e città e con alcuni di voi ho una lunga e preziosa amicizia: sono questi i motivi che mi spingono a inviarvi queste brevi righe riguardo alla vicenda della approvazione del testo di legge che favorisce il consumo di suolo. Il giorno stesso dell’approvazione del testo di legge, infatti,(12 maggio) ho visto un comunicato congiunto firmato da Fai, Legambiente, Slow food, Touring club e  WWF in cui –con le ribadite critiche ad alcuni punti controversi- si chiede addirittura al Senato di “non perdere altro tempo” e introdurre un testo più rigoroso.

Non so come si possa sperare che la stessa maggioranza sorda alle nostre proposte alla Camera rinsavisca al Senato e per quello che mi riguarda provo ad elencare le mostruosità inserite a seguito del dibattito parlamentare che vanno ad aggiungersi al testo unificato inviato in aula che abbiamo tentato inutilmente di migliorare con un prezioso quanto inutile lavoro.

Evidentemente  la lobby del cemento non poteva sopportare neppure che venisse approvato un testo pressoché inutile e ha dettato –mi dispiace sottolinearlo, ma lo scandalo del petrolio lucano ha finalmente squarciato il velo sui protagonisti dei testi di legge-  alcuni emendamenti che hanno trasformato la legge per il contenimento dell’uso del territorio nella legge “per favorire l’incremento del consumo di suolo”.

Parto da quello che considero una vergogna inaudita, e cioè la possibilità di demolire e ricostruire qualsiasi edificio in qualsiasi area urbana, ad eccezione dei centri storici (comma 4 dell’articolo 8). Le meravigliose periferie dell’ottocento e fino agli anni ’30 delle città italiane fatte di case a schiera o di tipologie isolate con giardino verranno demolite e ricostruite a insindacabile giudizio dei proprietari immobiliari.
Inutile che spieghi che così si altererà per sempre il tessuto urbano perché gli speculatori avranno ampia facoltà di acquistare due o più immobili adiacenti e cambiare tipologia! Una vergogna così non l’aveva pensata neppure il piano casa berlusconiano: ci è riuscito il partito democratico. Ricordo ancora che qualche anno fa il tentativo di generalizzare la demolizione e ricostruzione fu proposto nella scorsa legislatura da Maurizio Lupi: riuscimmo a far ritirare la proposta. Se il Senato la votasse (e la voterà) diventerebbe legge.

Questo emendamento si somma con l’intera delega al governo (articolo 5) a riscrivere la legislazione in materia che non siamo riusciti a cancellare in tanti mesi di lavoro. La legge prevede infatti che le regole per la rigenerazione urbana vengano approvate attraverso decretazione e cioè senza alcune trasparenza o principio di partecipazione. L’emendamento sulla demolizione e ricostruzione approvato fa capire a cosa andiamo incontro.

Il secondo capitolo riguarda le previsioni urbanistiche contenute nei folli piani regolatori comunali. In questo caso non volendo fare i conti con la realtà di fatto –  pur dovendo prendere atto che ci sono in Italia oltre due milioni di alloggi nuovi invenduti, gran parte delle previsioni urbanistiche vengono fatte salve.
E’ questo infatti l’effetto del “preciso” emendamento approvato al punto b) del primo comma dell’articolo 2. Vi si afferma che non sono neppure superfici seminaturali “le zone di completamento” e dunque si rendono perpetui i piani regolatori. Faccio anche notare che è stato anche cancellata la dizione presente nel testo unificato che ancorava tali aree al fatto che fossero “già dotate di opere di urbanizzazione primaria”. Sono dunque fatte salve tutte le previsioni urbanistiche anche in zona non urbanizzata, e cioè in aree naturali o agricole. Non so come si possa plaudere ad una legge siffatta.

Non fosse stata sufficiente questa affermazione, il mondo della speculazione immobiliare ha anche imposto per togliere ogni dubbio che nelle norme transitoria venissero fatte salve tutte le previsioni dei piani attuativi su cui fosse stata “presentata istanza per l’approvazione prima dell’entrata in vigore della presente legge… nonché le varianti il cui procedimento sia attivato prima dell’entrata in vigore della presente legge”.

Se il Senato approvasse una legge siffatta è evidente che ci troveremmo di fronte ad una gigantesca “legge ponte”. E mentre quella riguardava la moratoria delle licenze edilizie e scadeva dopo un anno, la norma approvata alla Camera consente tre anni tempo per “presentare” istanza di approvazione. Un incentivo alla cementificazione mostruoso!

Può bastare, gli altri punti di critica sono molto meno pericolosi, e ripeto ancora che non riesco a capire come sia stato possibile diffondere un comunicato come quello che avete condiviso.

Con immutata stima e affetto,

Paolo Berdini