Uno dei geositi più interessanti del Lazio insiste all’interno della riserva di Decima-Malafede, la zona della Zolforata. Si tratta di un’area caratterizzata dalla presenza di fenomeni legati alla presenza di zolfo, emissioni gassose e di acque fortemente mineralizzate, che danno luogo ad un paesaggio assolutamente unico. L’area è caratterizzata da un grande lago dalle acque colorate da solfobatteri, da altri laghetti più piccoli caratterizzati da emissioni gassose che danno luogo a piccoli geyser e diverse aree boschive. Le pareti colorate dai minerali, rendono l’area affascinante dal punto di vista paesaggistico.

L’area è anche molto importante dal punto di vista floristico a causa della presenza di una particolare specie vegetale, l’Agrostis canina subsp Montelucci, una pianta endemica del territorio Italiano, che qui forma estese praterie, abitate anche da una avifauna tipica delle steppe, con specie rare.

L’area è molto importante anche dal punto di vista storico-archeologico, in quanto citata nell’Eneide come sede di un antichissimo culto legato al dio Fauno, venerato in una grotta, tuttora esistente, dove gli antichi pastori del Lazio arcaico si recavano a fare offerte ed avere visioni.

“Turbato dai prodigi, il re ricorre al responso di Fauno, il suo fatidico genitore, e, consulta i sacri boschi sotto l’eccelsa Albunea, la più grande fra le fonti divine risonanti nelle foreste e che nell’ombra esala un effluvio mefitico. Nel dubbio, vanno a chiedere oracoli lassù tutte le genti italiche… ” (Virgilio, Eneide libro settimo).

Ebbene in questo luogo da sempre si tenta di installare impianti industriali, dai termovalorizzatori agli impianti di smaltimento rifiuti di vario genere. Ora è la volta di un mega impianto per il compostaggio della frazione organica dei rifiuti di Roma con recupero di biogas.

Analizzando gli elaborati progettuali, si evince che l’area dove verrà realizzato l’impianto ricade parzialmente all’interno dei confini della riserva Decima-Malafede, interessando sia una parte del grande lago, sia la zona dei laghetti dei geyser sia le spallette boscate che li sovrastano.
Anche se per ovvi motivi gli enormi capannoni dell’impianto verranno realizzati sulla parte alta della proprietà, è inevitabile che ci saranno ricadute sulla zona protetta con alterazione della circolazione delle acque, inquinate dal percolato e dell’aria a causa del rilascio dei gas diversi dal metano che verranno inevitabilmente prodotti.
Peraltro il digestato prodotto dovrebbe essere disperso sul terreno come concime organico a supporto della coltivazione di ortaggi, ma è chiaro che una mole simile di compost non può essere utilizzato nei pochi ettari della zona.

Leggendo la valutazione di impatto ambientale, la parte relativa a flora e fauna è a dir poco ridicola, limitandosi a definire la zona come non interessante dal punto di vista vegetazionale in quanto incolto, ma soprattutto descrivendo la fauna presente come “corvi neri e grigi, qualche passeraceo e forse istrice”….è evidente che il redattore dello studio, non sappia nemmeno distinguere una cornacchia da un corvo, e quindi difficilmente ci si può aspettare che possa descrivere la presenza del calandro o delle averle.

Infatti a sostegno della scelta del sito indica come il mancato inserimento all’interno del perimetro della riserva lo rende adatto.

Il progetto sta percorrendo velocemente l’iter autorizzativo, senza alcun coinvolgimento degli enti e delle popolazioni interessate.
Marco Antonini naturalista, ex presidente WWF Lazio