Pubblichiamo un articolo di Paolo Berdini, urbanista e scrittore, relativo alla preoccupante situazione che caratterizza Roma: dal caos politico alle inchieste giudiziarie che ne hanno terremotato le Istituzioni, fino all’annosa questione della gestione del territorio e delle risorse economiche della città.

 

Sono bastate solo ventiquattro ore dalle foto di cerimonia della sorridente nuova giunta Marino per tornare alla realtà di una capitale che sta sprofondando in una spirale di degrado senza fine. Nella trattativa per la terza giunta, infatti, abbiamo sentito di tutto ad eccezione dei veri problemi di Roma. Non una parola sull’abbandono delle periferie. Sulla inarrestabile cancellazione dei servizi pubblici. Sul degrado quotidiano sopportato da milioni di romani. Non una parola sull’intreccio tra i partiti al governo e i poteri mafiosi scoperchiata dalla Procura delle Repubblica di Roma. Abbiamo solo ascoltato analisi sui disegni dei renziani e di quelli apparentemente contrapposti di Orfini.

Le ventiquattrore hanno invece svelato il tragico inganno perpetrato contro la capitale. Al di là delle correnti, infatti, si è deciso di affidare i destini di Roma ad altri. Il Giubileo sarà infatti affidato al prefetto Gabrielli e l’unico progetto – se così si può chiamare – sfornato in questi anni riguarda l’ennesimo grande evento, le Olimpiadi del 2024, affidato nelle salde mani di Giovanni Malagò e di Luca Cordero di Montezemolo.Che questo sia il vero disegno egemonico in atto lo svelano le pagine del Corriere della Sera.

È bastato che tre settimane fa Ernesto Galli Della Loggia avanzasse saggi e condivisibili dubbi sull’avviare la giostra delle olimpiadi in una città allo sbando, che con due successive interveste i due dioscuri dispensassero quintali di ideologia sulla bontà della scelta che, manco a dirlo, avrebbe rimesso in moto l’economia della città.

Osservazione molto vera, perché il fiume di soldi che butteremo nel grande evento servirà certamente per perpetuare il dominio economico e culturale di chi è responsabile del degrado di Roma. Le olimpiadi faranno felici il mondo pubblicitario, le griffe del lusso, le grandi banche e la solita speculazione fondiaria. Quegli stessi soldi potrebbero risollevare invece il futuro di alcune delle peggiori periferie romane, alimentare la manutenzione quotidiana da troppo tempo abbandonata.

Insomma il network de “non ci sono i soldi” vuole continuare a dominare ed ha trovato nel Pd e in Marino un baluardo prezioso. Nel mese di agosto dello scorso anno il sindaco è infatti corso a New York a baciare la pantofola di uno dei tanti trader finanziari, James Pallotta, presidente della Roma calcio a cui ha concesso la costruzione di un milione di metri cubi di edifici (200 milioni di cortese regalo!). In cambio la città avrà le opere indispensabili non a migliorare la vita di tutti i giorno ma solo a rendere accessibile la nuova speculazione.

Ma sono anche i nomi dei nuovi esponenti chiamati a rinforzare la giunta comunale a lasciare interdetti. La più grande opera pubblica italiana è, come noto, la linea metropolitana “C”. Sei –per ora- i miliardi spesi a cui manca ancora un disegno complessivo: l’attuale progetto attraverserebbe senza alcuna fermata l’intero centro storico. Da anni comitati di cittadini e associazioni si battono per un nuovo tracciato che distribuisca i benefici dell’opera su una parte della periferia.

Marino ha scelto come assessore il senatore del suo partito che più di ogni altro si è battuto ferocemente e con accenti inaccettabili contro la civile popolazione della Val di Susa che chiede soltanto di spendere in altro modo le decine di miliardi gettate nelle fauci dei soliti grandi rentier. Il senatore Esposito porterà la responsabilità della regia dell’opera. Prima che azzanni la parte di città che chiede di ridiscutere il progetto, consigliamo di vedere le puntate di Report di Paolo Mondani che svelavano già dall’anno scorso le infiltrazioni di imprese in odore di mafia nella ragnatela dei subappalti.

E infine i problemi di bilancio. Nuovo assessore è Marco Causi -persona degna di stima e da me molto stimata- che aveva già svolto lo stesso ruolo con il sindaco Veltroni, negli anni del millantato “modello Roma” che non è mai esistito se non per dare l’assalto alle casse del comune. Risalgono infatti a quegli anni i faraonici progetti del centro congressi di Fuksas all’Eur o della piscina di Calatrava a Tor Vergata. Grandi opere incompiute che hanno divorato centinaia di milioni euro e svuotato le casse del comune.

So bene che Causi non ha alcuna responsabilità di quel folle disegno, ma sono urgenti parole di verità sul debito accumulato sulle spalle dei romani che –documento agli atti del Parlamento- ammontava nel 2008 a 22 miliardi di euro. Non è moralmente accettabile che si continuino a chiedere sacrifici ai romani nascondendo cause e ammontare del buco causato dalla politica.

In questi giorni si è dunque consumata contro Roma una cinica partita. Ma la realtà di un degrado senza fine non può essere più nascosta. Roma è stanca dei vuoti balletti dei soliti attori che non si sono accorti neppure del verminaio di mafia capitale e chiede uno scatto etico che non potrà mai venire da una politica sempre più compromessa in miseri giochi di potere.