di Vittorio Emiliani da LEFT, 6 dicembre 2014

 

Mentre il patrimonio d’arte italiano è a rischio per l’insufficienza disperante di fondi destinati alla tutela, il ministro Dario Franceschini pensa a riaccendere i riflettori sul palcoscenico degli spettacoli circensi

 

La taglierina, talora l’accetta, della spending review si abbatte sul già stremato Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turistiche dopo che negli anni neri del berlusconismo la cultura ha perso quasi la metà delle risorse pubbliche.
Ma il ministro Dario Franceschini insiste nel voler ricostruire l’arena del Colosseo. “Chiaramente con spettacoli selezionati di musica classica e di dramma antico, per esempio. Il monumento ne guadagnerebbe anche per i visitatori”. Lo ha ridetto alla stampa estera alla quale è ben noto lo stato penoso del Belpaese.

Già, ma l’impresa, difficile, di coprire gli ipogei del monumento costerebbe almeno 10 milioni, secondo l’architetto Piero Meogrossi che per un ventennio vi ha diretto i lavori e che nel ‘98 allestì – dove però non ci sono al di sotto ipogei – lo spicchio di arena per uno spettacolo di tragedia greca.
Una cifra pari a 2/3 di tutta la sponsorizzazione Della Valle-Tod’s, non bruscolini. L’attuale direttore del Colosseo, Rossella Rea, ha puntualmente fatto notare che sotto il grande anfiteatro c’è una circolazione attivissima di acque che vanamente idraulici e ingegneri si affaticano a governare da due secoli.

Tant’è che l’ultima grande piena, nel 2011, ha allagato il Colosseo fino al primo ordine di arcate. In quel caso la copertura dell’arena sarebbe saltata come un tappo mandando in fumo 10 milioni di cui il MiBACT e tutta l’archeologia hanno bisogno come il pane. “Dobbiamo portare all’esterno parecchi servizi ora all’interno del Colosseo. Inoltre abbiamo appena un custode ogni 2400 visitatori”, fa per contro notare la stessa Rea. Ben altre priorità insomma.

Per strana sorte tutti i teatri romani antichi sono finiti interrati: il teatro di Caio Marcello sotto il Campidoglio, poco distante quelli di Balbo e di Pompeo. Ma v’è pur sempre il bel teatro romano di Ostia un tempo sede di stagioni del dramma antico (dai Greci a Seneca, da Plauto a Terenzio, fino agli autori rinascimentali e barocchi) davvero di alto livello ed ora invece intristito da repertori e compagnie modeste. Non sarebbe più utile, ministro Franceschini, dedicarsi a questa ipotesi tutt’altro che di “ripiego” ?

Del resto l’idea di “ricostruire” l’arena del Colosseo non è per niente nuova. Fu avanzata nel 1895 anche per bonificare gli stagni maleodoranti dopo l’inondazione (ci risiamo) del 1873 causata “dalle acque sorgive che vi affluivano”. Del resto l’Anfiteatro Flavio sorge laddove un laghetto naturale con sponde verdissime e uccelli di ogni tipo allietava la vista  dalla soprastante Domus Aurea. Se si scende nella magnifica San Clemente, lì dietro, si ode il rombo continuo delle acque sotterranee.

Negli anni del fascismo la proposta fu rinnovata dal governatore di Roma: “per solenni adunate”. Subito ritratta dallo stesso soprintendente dell’epoca Terenzio dopo che nel 1932, decennale della “rivoluzione”, constatò le “frantumazioni di marmi e capitelli” e altri gravi danni provocati dalle adunate degli Avanguardisti, e quindi “il gravissimo pericolo del ripetersi di grandi affollamenti”. Allora si pensò di coprire l’arena con una bella colata di cemento sui sotterranei che via via si venivano scavando. Per fortuna l’idea rimase negli archivi.

Ora ci si torna perché riemerge una cultura che speravamo sepolta da decenni: l’uso cioè spettacolare e commerciale dei nostri beni culturali che già attraggono masse di turisti di ogni Paese, facendone “macchine da soldi”. Il Colosseo, fra l’altro, da “Quo vadis” in qua, si è fatto la fama  nel mondo di essere il luogo in cui centinaia e centinaia di cristiane/i inermi venivano dati in pasto alle belve. Invenzione “propagandistica” collegata, forse, al fatto di aver dedicato l’Anfiteatro Flavio a tutti i martiri, alla stessa maniera del Pantheon divenuto Sancta Maria ad Martyres senza che mai in quei luoghi qualcuno sia stato martirizzato.

Tanto meno dandolo in pasto ai leoni (“Dateci ai leoni che ci mangeranno!”, cantavano ironicamente i giovani guidati dalla soave Jean Simmons nel film “Androclo e il leone” tratto dal caustico George B. Shaw) come si è raccontato, senza prove, anche per il Colosseo. Le povere bestie feroci e gli elefanti semmai venivano sterminati, ben cinquemila pare per l’inaugurazione.

Mentre ci si perde in questi trastulli, i musei archeologici più straordinari verranno dalla “riforma” Franceschini-Renzi staccati dagli scavi, dal territorio dal quale sono nati (penso alla meraviglia di Policoro in Basilicata) oppure devono subire l’affronto di frequenti inondazioni (penso a Metaponto e a Sibari, altre meraviglie, là senza mezzi o quasi).

Oppure alle più recenti scoperte romane – le stabulae degli aurighi del Circo Massimo – subito ricoperte di pozzolana, sul Tevere sotto via Giulia dove sorgeranno, orrendi, un parcheggio e un albergone. In via Giulia tracciata da un certo Bramante. Ma via, che sarà mai? Rottamare e ricostruire bisogna! E le Soprintendenze? “Vecchie zie”, burocrazie fastidiose e petulanti.