Raccolta dell'uva nell Agro Romano

Raccolta dell’uva nell’Agro Romano, un’immagine che rischiamo di non vedere più (foto Luca Verducci)

 

Pubblichiamo l’articolo a firma Luca Verducci, videomaker freelance e attivista, sul progetto di cementificazione che minaccia un’ampia porzione di territorio situata tra il territorio del Municipio IX di Roma e quello del Comune di Marino. “Una maxi colata di cemento da 1,3 milioni di metri cubi”.

 

“Una distesa di filari punteggiata dai casali-azienda agricola rosati, gialli o marrone chiaro, si perde fino ad incontrare il Grande Raccordo Anulare e la prima periferia di Roma. È la culla di aziende come quella di Paolo, giovane agricoltore di Santa Fumia che produce il Marino Doc una delle eccellenze dell’Agro Romano.
“Vedi quei silos, è la cooperativa Gotto d’Oro lì davanti vogliono costruire tutto“. Indica Paolo sistemandosi il cappellino, in una giornata tiepida di settembre mentre raccoglie gli ultimi grappoli dai suoi vigneti. “L’agricoltura sta morendo, non servono soldi per le grandi opere ma per questi lavori”.

Il progetto di edificazione privata sul confine tra Municipio IX di Roma e il Comune di Marino, andrebbe a ridisegnare un intero lembo di Agro Romano. Una maxi colata da 1,3 milioni di mq, compreso un centro commerciale, elemento che arreda quasi tutti i progetti edilizi contemporanei, spinta da Luca Parnasi, il principale beneficiario di tutta l’operazione.
Lo stesso dello stadio americano a Tor di Valle e di un altro centro commerciale in realizzazione su via Laurentina, all’incrocio con via di Tor Pagnotta. Arrivano le nuove periferie deserte e, a braccetto, anche il modello consumistico dei centri commerciali.

Giovedì 27 novembre il Comune di Marino a guida PdL poteva esprimersi per dare un taglio con il passato. All’ordine del giorno c’era una mozione presentata da Movimento 5 Stelle e due liste civiche per il ritiro delle delibere comunali pro cemento, eredità della precedente amministrazione Palozzi (anche lui PdL), attualmente nella Commissione Ambiente della Regione Lazio.
Ed invece un folto gruppo di cittadini ha dovuto assistere alle solite scenette patetiche della politica, incapace di prendere una decisione e di tutelare un bene comune, il territorio ed i suoi prodotti.

Basti pensare che la seduta era convocata alle 15 e si è finito alle 01,30 fra insulti, capricci ed isterismi. Alla fine si è deciso per la mozione della mozione, un documento con cui si stabilisce che l’atto di ritiro delle delibere-cemento verrà ridiscussa dopo che si sarà pronunciato il TAR, praticamente a giochi fatti.
In sostanza una decisione di non decidere. I ricorsi sono stati presentati dall’Assemblea contro la cementificazione di Marino e da Argine Divin Amore portando alla luce le numerose irregolarità ed anomalie del progetto urbanistico, oltre ad essere concepito in un’epoca sbagliata per idee espansionistiche. La stessa posizione era stata già anticipata nei mesi precedenti dalla coppia Zingaretti-Civita: il duo affermava che non potevano ritirare le delibere della Polverini e riconfermavano quel filo grigio che unisce la vecchia politica dietro le betoniere.

In un territorio di incredibile pregio paesaggistico-ambientale si sommano gli interventi edilizi che potrebbero ridisegnare l’intero Agro Romano meridionale. Un modello di monetizzazione del territorio che coniuga gli interessi privati delle compensazioni (Tor Marancia) con progetti urbanistici folli.
Numeri da fantascienza, non piccoli interventi di messa in sicurezza del territorio, ma pezzi di città che si muovono al di fuori della maglia urbana, come la pallina bianca della roulette. Partendo dalla Valle della Cecchignola, polmone verde di 170 ettari assediato da palazzi, passando per Paglian Casale (1 milione di metri cubi) e il già citato progetto in zona Divin Amore, si rischia il disastro ambientale. Per non parlare dello scempio che continua a proliferare a Tor Pagnotta 2, con tutta la sua illegalità ed invadenza. Un progetto che si iscrive nelle pagine nere dell’urbanistica romana.

Quella che attualmente è un’area a forte vocazione agricola, potrebbe diventare un cuore grigio se le amministrazioni non interverranno con misure di emergenza per frenare progetti che, alle soglie del 2015, sono semplicemente impresentabili. Il piano regolatore approvato in modo frettoloso da Veltroni, deve essere messo in discussione per la tutela e salvaguardia delle nostre eccellenze. Chi governa il territorio ha il dovere e la possibilità di prendere decisioni coraggiose per uscire dalla mediocrità”.

Per approfondimenti sulla cementificazione di Marino: stopcemento.noblogs.org

 

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