Riceviamo e pubblichiamo il recente articolo di Vittorio Emiliani, giornalista, saggista, scrittore e politico, in merito al tema della mobilità a Roma, partendo da un’intervista rilasciata dal Sindaco della Capitale Ignazio Marino in cui il primo cittadino definiva il tram come “mezzo di trasporto collettivo più adatto” alla Città Eterna.

“Il sindaco Ignazio Marino ha rilanciato ieri (26 giugno) in un’ampia intervista a “Repubblica” il tram di superficie come il mezzo collettivo di trasporto più adatto a Roma. Rilancio importante se sarà presto supportato da un piano pluriennale ben fondato.
Da anni sosteniamo che il trasporto in sotterranea, reso difficile a Roma da uno strato archeologico formidabile anche in periferia, è sempre meno praticabile. Pur passando sotto di esso, bisogna poi uscire alla luce con stazioni, scale mobili, servizi, e qui si incontrano tutte le pesanti difficoltà (e i pesantissimi costi) che sta incontrando la Linea C giunta a San Giovanni dove è stata trovata una villa imperiale. Secondo molti esperti, lì si deve fermare proseguendo in superficie, se non si vuole massacrare il centro storico, dai Fori al Tevere.

Marino indica già alcune linee tranviarie (che, specie nella pianeggianti periferie, potrebbero benissimo venire integrate dai filobus, oggi molto più agili di ieri): da piazza Ungheria al Ponte della Musica, sulla Tiburtina, al Pigneto, “e infine quella dei Fori, da piazza Venezia fino a via Labicana”. Non tutto è chiaro e però gli annunci sono importanti.
Si tratta in realtà di un “ritorno all’antico”. Nel senso che Roma è stata nel primo trentennio del ‘900 una delle città più tranviarie d’Europa, La capitale poteva infatti vantare una rete straordinaria: oltre 400 Km di binari e una cinquantina di linee regolari. Mentre oggi – nonostante il tram veloce da piazza Mancini al Flaminio e il Tram 8 da Largo Argentina (ora Botteghe Oscure) al Casaletto – è ridotta ad appena 40  Km, contro i 190 Km di Milano (assai più piccola di Roma) e ai 60-70  di Torino. Di chi la responsabilità di questa sostanziale eliminazione dei tram mai compensata adeguatamente – quando i costi erano ben più sopportabili – dallo sviluppo di linee metropolitane in sotterranea (neppure 40 Km, una miseria)?

Anzitutto di Benito Mussolini che in un tristemente famoso discorso del dicembre 1925 chiese perentoriamente ai responsabili del Governatorato appena insediato: “Voi toglierete la stolta contaminazione tranviaria che ingombra le strade di Roma” e ne offusca “il carattere imperiale”. E così la capitale, che – annota Walter Tocci nel prezioso volume “Avanti c’è posto” (Donzelli) scritto con Italo Insolera e Domitilla Morandi – fra Nathan e il dopoguerra era arrivata ad avere  “una delle reti più estese d’Europa”, regredisce rapidamente.
Col piano urbanistico del 1931 si sancisce la frattura, anche in materia di trasporti pubblici, fra centro e periferia. Mai più sanata. Nel dopoguerra, pur avendo Roma dismesse le ambizioni “imperiali”, si ridurranno le ancora estese tranvie a pochi moncherini, si cancelleranno i filobus, soprattutto per ragioni estetiche (soltanto in centro comprensibili). Sempre senza sviluppare le linee in sotterranea.

Siamo alla esaltazione febbrile dell’auto privata e, in parallelo, ad un trasporto pubblico sempre più depresso pur di fronte ad una estensione delle periferie gigantesca e a macchia d’olio. Si minaccia persino il taglio come “ramo secco” delle ferrovie dei Castelli. Soltanto verso la fine del secolo scorso il tram riceve di nuovo qualche limitata attenzione col tram veloce per il Mondiale 90 e poi con la Linea 8. Che dovrebbe da Largo Argentina proseguire fino a StazioneTermini ripristinando la tranvia (una delle prime dopo il 1907) in via Nazionale. La giunta Rutelli-Tocci cavalca la “cura del ferro”. Dopo, la si pratica molto meno.

Ora si rilancia dunque la saggia, non stolta, “contaminazione tranviaria”? Speriamo. A quando il completamento dell’anello ferroviario e l’innesto in esso di un vero sistema di ferrovie suburbane? A Roma esse misurano 195 Km, a Madrid 340, nella assai meno popolosa Monaco di Baviera 442 e tutto funziona meglio”.

 

Vittorio Emiliani
Comitato per la Bellezza