Archeologia e città: dal Progetto Fori all'Appia Antica

 

Gli interventi di Rita Paris, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, e Francesco Erbani, giornalista di La Repubblica, in occasione del convegno intitolato “Archeologia e città: dal progetto Fori all’Appia Antica”, organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli il 21 marzo. La creazione di “un sublime spazio pubblico”, per utilizzare un’espressione dell’architetto Leonardo Benevolo, che comprenda le aree più ricche di storia della Capitale perché, come disse l’ex sindaco Luigi Petroselli che portò avanti l’idea, “la salvaguardia della Roma archeologica può diventare la leva per sollevare le sorti di Roma intera”.

Il sogno del più grande parco archeologico del mondo, dai Fori alla Regina Viarum, con il Colosseo e il Palatino uniti al Circo Massimo e senza più Via dei Fori Imperiali che verrebbe smantellata, per creare un percorso attraverso i millenni che viva nella città. L’archeologia come parte integrante della dimensione quotidiana di Roma. Su questa linea si è sviluppato il dibattito in occasione del convegno “Archeologia e città: dal Progetto Fori all’Appia Antica”, svoltosi il 21 marzo presso il teatro dei Dioscuri di fronte a duecento persone e organizzato dall’associazione Bianchi Bandinelli.
Molteplici e interessanti gli interventi, da Rita Paris, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma che ha accompagnato alle parole una presentazione video, al giornalista di Repubblica Francesco Erbani, fino all’assessore alla Trasformazione urbana di Roma Capitale Giovanni Caudo , ad Anna Maria Bianchi di Carte in Regola e a Vezio De Lucia, presidente dell’associazione Bianchi Bandinelli.

Un progetto che viene da lontano, già “durante i cinque anni dal 1809 al 1814 in cui Roma è parte dell’impero francese”, esordisce Francesco Erbani nel suo intervento, “Fra i decreti emanati dal prefetto de Tournon, uno riguarda un grande parco archeologico che comprende il Foro, il Colosseo e il Palatino. Il progetto è inteso in termini di collegamento fra la grandezza antica e la città contemporanea. Il concetto viene ripreso alla fine dell’Ottocento e smentito dagli sventramenti fascisti e dalla realizzazione, nel 1932, della strada che attraversa i Fori”.
Poi arrivano gli anni settanta e l’idea torna in vita con, tra gli altri,  l’allora sindaco Luigi Petroselli, Adriano La Regina soprintendente ai beni archeologici, gli urbanisti Leonardo Benevolo e Italo Insolera e l’intellettuale Antonio Cederna, per cui tale pianificazione doveva essere “coercitiva”, prosegue Erbani, ovvero tendente a “impedire che il vantaggio di pochi si trasformi in danno ai molti, in condizioni di vita faticosa e malsana per la comunità”.
Intorno al Progetto Fori si forma un movimento d’opinione che sembra prendere piede, ma l’improvvisa scomparsa di Luigi Petroselli nel 1981 segna l’inizio di una lenta rimozione del tema dall’agenda politica, nonostante l’impegno di molte personalità del mondo della cultura non scemi neppure di fronte alla sordità delle Istituzioni. Giova ricordare a questo proposito Antonio Cederna, con la sua proposta di legge del 1989, alla Camera. “La legge viene approvata un anno dopo, leggermente modificata”, conclude Erbani, “ma resta del tutto inapplicata, senza che nessun’altra legge l’abbia mai smentita né un dibattito politico e culturale l’abbia dichiarata superata”.

Dai Fori all’Appia Antica, altro gioiello che meriterebbe un trattamento più dignitoso. “Nonostante i vincoli a tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico”, dice Rita Paris, “nonostante la legge regionale del Parco, l’abusivismo ha qui assunto dimensioni di cui tutti dovrebbero vergognarsi, privati che  hanno commesso le violazioni, amministrazioni tutte che hanno lasciato che questo diventasse lo stato di fatto gravissimo con cui oggi doversi confrontare”.
Un grido di dolore da parte di chi colosce molto bene il problema: “Le aree di proprietà pubblica oggi sono una percentuale inconsistente in relazione alla quasi totalità di proprietà privata, e nessuna iniziativa è stata mai adottata per limitare il traffico veicolare, anche di mezzi pesanti, che affligge tutto il primo tratto della Via Appia, fino alla Basilica di S. Sebastiano e le vie limitrofe. Nell’assenza di un piano adeguato alla complessità dei suoi valori, l’Appia non prende forma nel modo giusto, destinata a subire l’assalto dell’interesse privato che rischia di essere l’unica opportunità alla quale vi è sempre più la tendenza a ricorrere”.

Nonostante le difficoltà e le inadempienze di chi dovrebbe far rispettare le regole, però, non sono mancati in questi anni le note positive. “Dove è stato possibile intervenire”, aggiunge la Paris, “nel restauro e nella valorizzazione, si è dimostrato che è concreta e realizzabile la possibilità di recuperare e rendere disponibile questo patrimonio alla fruizione pubblica”. Dal Mausoleo di Cecilia Metella, con il Castello Caetani e la chiesa di S. Nicola a Capo di Bove, alla Villa dei Quintili e S. Maria Nova. Intervenire per sanare e tutelare quindi. “Un primo problema per l’Appia è quello della definizione”. Bisogna procedere per “correggere la legge regionale, istitutiva del Parco Regionale e promuovere  con il Ministero e la Regione la definizione di un Parco Archeologico, secondo quanto previsto nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (art.101 e). Per questo è necessario partire dalle reali esigenze di questo territorio”.

Senza dimenticare l’apporto dei privati, che può essere importante. “Oltre a contribuire alla conservazione di un monumento fondamentale patrimonio dell’umanità, possono partecipare ad innalzare il livello civile della città. Questo deve accadere non per la carenza di risorse dell’amministrazione pubblica ma per consentire anche a privati di partecipare a una grande impresa culturale, come è avvenuto per la Piramide di Caio Cestio”.

Oltre i cantieri della Metro C, che stanno devastando l’area del Colosseo e rischiano di compromettere uno dei contesti più fragili e preziosi del mondo, quindi, c’è la tutela di quel grande tesoro che è il centro storico di Roma. La Grande Bellezza che può ancora essere salvata.

 

 

Marco Bombagi
salviamoilpaesaggio.roma.it
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