Mille voci contro l' I-60

 

 

Il Forum Salviamo il Paesaggio, coordinamento Roma e Provincia, partecipa e solidarizza con la mobilitazione, organizzata l’8 febbraio alle ore 15.00 a Largo Bargellini, contro l’ I-60, un progetto da 400 mila metri cubi su un’area ricca di rinvenimenti archeologici e di altissimo valore naturalistico attigua al parco dell’Appia Antica.

Tor Marancia, Roma sud, “La madre di tutte le compensazioni” come è stata definita, ovvero quel controverso istituto con il quale “si consente al proprietario dell’area inizialmente considerata edificabile”, si legge nel sito del Coordinamento Stop I-60, da sempre impegnato contro il progetto, “qualora non possa più esercitare tale diritto per effetto di vincoli sopravvenuti diversi da quelli di natura urbanistica, la facoltà di chiederne l’esercizio su un’altra area del territorio comunale, di cui abbia ovviamente acquisito la disponibilità. Si realizza così la traslazione del diritto di edificare su un’area diversa”. Uno strumento giuridico, a ben vedere, in contrasto con l’art. 42 della Costituzione “in base al quale la funzione sociale della proprietà” aggiungono dal comitato “consente la compressione del diritto di costruire senza obbligo di indennizzo o compensazioni”.

“Le compensazioni erano illegittime”, dice Stefano Salvi del Coordinamento Stop I-60, “in quanto i costruttori non avevano avuto il rilascio di alcun titolo abilitativo (permessi di costruire), e quindi secondo la legge non avevano nessun diritto acquisito. E questo è stato poi sancito da varie sentenze del TAR e del Consiglio di Stato”.

L’area in cui dovrebbe sorgere il complesso I-60, confinante con il Parco Dell’Appia Antica, è un luogo d’immensa importanza archeologica e storica. Durante le indagini, infatti, “sono stati rinvenuti resti archeologici di grande valore”, aggiunge l’esponente Stop I-60, “riseppelliti per lasciare spazio alla costruzione del complesso urbanistico, senza neppure ipotizzare un recupero per una fruizione pubblica. Nello stesso tempo nella zona venivano abbattuti 3 casali vincolati (oggi i costruttori dichiarano che questi sono crollati da soli nello stesso istante), e abbattuti i resti di un monumento funebre di epoca imperiale. L’inerzia che abbiamo riscontrato rispetto a questi gravi fatti suggerisce come ancora oggi i grandi gruppi immobiliari godano di trattamenti di favore rispetto all’interesse pubblico”.