Consumo di suolo, Fillea: “Recuperare l’esistente e innovare per ripartire”

 

Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale degli edili della Cgil: “Lo Stato deve impegnarsi per la tutela del territorio. Puntare sul recupero dell’esistente, sulla decementificazione e sull’innovazione per far ripartire il settore. Il disegno di legge dell’Aissa, Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie, va in questa direzione”.

Consumo di suolo zero e norme stringenti per impedire ai privati di costruire su terreni liberi, non già impermeabilizzati. Una tesi non più sostenuta solo da ambientalisti “Nimby”, che con la loro intransigenza frenano lo sviluppo e le magnifiche sorti e progressive del Belpaese, ma la Fillea-Cgil, ovvero la Federazione Italiana Lavoratori Legno Edili e Affini, una delle storiche e più importanti organizzazioni sindacali del settore, con oltre 300 mila iscritti in tutto il Paese.

“Non si tratta di luddismo”, dice Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale Fillea “non vogliamo sabotare il settore che difendiamo, ma si tratta di prendere atto di una situazione divenuta ormai insostenibile per i territori italiani. Il problema non è l’edilizia in sé ma la speculazione.
Lo Stato per prima cosa deve tutelare il suolo, proibendo costruzioni su terreni che non siano già impermeabilizzati, portando così il privato a dover puntare solo sull’edificato esistente, sul recupero, la rinaturalizzazione e la decementificazione”. Un cambio di mentalità che deve farsi mutamento culturale. “Se riusciamo a bloccare il consumo di suolo”, aggiunge Lo Balbo, “varando leggi adeguate in materia, il privato non potrà che rigenerare quanto già costruito”. Innovando, già che c’è, e puntando su nuovi materiali ed edilizia sostenibile.

Sotto questo profilo, la proposta di legge quadro per la protezione e gestione sostenibile del suolo promossa ed elaborata dai componenti delle 20 Società Scientifiche Agrarie che fanno capo ad Aissa, associazione italiana, società scientifiche agrarie, potrebbe costituire un passo in avanti in direzione di una soluzione al problema. “Il prof. Fabio Terribile, Presidente della Società Italiana di Pedologia e Consigliere di AISSA”, si legge nel comunicato della stessa associazione in occasione della presentazione, lo scorso 3 dicembre 2013, della proposta di legge sottoscritta, tra l’altro, da 35 senatori, “ha quindi spiegato che la proposta ha come obiettivo la protezione e la gestione sostenibile del suolo, anche per difendere il paesaggio italiano, la sua produttività e la sua multifunzionalità. La legge prevede di far dialogare tutti gli attori che hanno competenze sul suolo, in modo da creare una collaborazione tra Stato e Regioni.
“Questa proposta è l’esempio di come si possono mettere insieme le competenze del mondo scientifico e affidarle al mondo della politica affinché possano diventare al più presto legge dello Stato, a servizio del Paese e della comunità”, ha dichiarato lo stesso Fabio Terribile in quell’occasione.

Una proposta che va a convergere sulle posizioni sostenute da Fillea e dal Forum Salviamo il Paesaggio, sottolineate anche in un comunicato congiunto presentato il 18 giugno 2013.
Mentre il sindacato, infatti, nel convegno di Torino dello scorso 22 marzo, proponeva “di 
ridurre
 entro
 il 2020 il consumo
 di 
suolo 
in Italia
 di
 almeno il 50%” costruendo “solo su terreno impermeabilizzato possibilmente 
già 
di 
proprietà 
pubblica”, il Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio rilanciava, nella propria assemblea di Bologna,
 suggerendo 
”azioni 
immediate,
 tra 
cui 
la considerazione 
dell’identità 
dei 
suoli 
liberi 
o fertili 
come 
assoluto 
Bene 
Comune 
e come valore ecologico 
ed 
economico 
(turistico, 
culturale, 
agricolo, 
enogastronomico)
 e 
il 
rapido inserimento nel 
calendario 
dei 
lavori 
parlamentari
 delle 
commissioni 
competenti 
del 
ddl 
“Salva suoli”, 
per 
il 
contenimento 
del 
consumo
 di 
suolo 
e 
la 
valorizzazione 
delle 
aree
 agricole”.

Con soddisfazione, in questo senso, è stata accolta dal Forum lo scorso 7 febbraio, la decisione da parte del Consiglio dei Ministri di approvare un disegno di legge che riconosce il suolo come “bene Comune”, appunto, e mira ad allineare “le politiche del nostro Paese agli orientamenti espressi dall’ Unione Europea e alla roadmap da essa suggerita a tutti gli Stati membri per giungere al consumo netto zero di suolo/territorio entro il 2050”. Un primo passo nella direzione giusta, fermo restando che “l’obiettivo dell’azzeramento”, sottolineano dal Forum “debba essere anticipato e assicurato in tempi molto più brevi”.

Anche perché ci sono serie possibilità che i territori italiani non possano permettersi 35 anni di attesa prima di fermare lo scempio e, soprattutto, è sempre bene precisare che le amministrazioni locali possono in ogni caso già oggi decidere di operare nell’interesse del territorio e della salvaguardia del suolo in assenza di una specifica legge nazionale, come ha sottolineato la stessa Fillea nel proprio recente convegno, tenutosi il 19 dicembre 2013, avente per oggetto proprio il consumo di suolo. “Solo lo Stato può intervenire tutelando il suolo, così ai privati non rimarrà che puntare sull’innovazione e la rigenerazione dell’esistente”, conclude Lo Balbo. “Dobbiamo ribaltare i nostri riferimenti: non più prima il particolare e poi il generale, ma l’opposto. La priorità deve essere l’interesse collettivo, la salvaguardia del suolo, poi gli interessi privati”.

Il viaggio è iniziato e non possono essere accettati compromessi sulla destinazione. Le prossime elezioni europee dovranno premiare chi proverà a dare voce alle istanze dei territori in favore della tutela del paesaggio, nell’attesa che si possa votare anche in Italia. Il suolo va salvaguardato e il suo consumo fermato, senza se né ma.

 

Marco Bombagi
Salviamo il Paesaggio
www.salviamoilpaesaggio.roma.it
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