Scorcio della Tenuta del Cavaliere, azienda agricola sede del Centro studi Agro Romano

Scorcio della Tenuta del Cavaliere sede del Centro Studi Agro Romano

 

Il seminario “Roma e la sua campagna” accende i riflettori sulle ricchezze dell’agro capitolino come tesoro di ambiente e cultura da salvare. Tomaso Montanari: “Non esiste arte senza ambiente, legati come la pelle con il proprio corpo”.

Un’oasi verde attorniata da un deserto di cemento, così appare la Tenuta del Cavaliere a chi la visita per la prima volta, magari per assistere a un seminario dal titolo “Roma e la sua campagna”, tenutosi lo scorso 16 novembre proprio nell’antico casale oggi azienda agricola, uno dei simboli di quell’agro romano sempre più minacciato dall’urbanizzazione selvaggia.

“Un titolo semplice”, dice Stefania Favorito, archeologa e responsabile del Forum delle associazioni e comunicazione del Centro Studi Agro Romano del Comune di Roma, promotore dell’evento assieme alla U.O. (Unità Organizzativa) Agricoltura del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma, alla facoltà di architettura dell’università La Sapienza e all’associazione Mica Aurea, “che tuttavia rende merito alla storia del territorio, dei fiumi, dell’acqua e delle tenute agricole, molte delle quali stanno soccombendo di fronte all’avanzata delle periferie ma conservano ancora un grande patrimonio culturale, di radici e identità”.
Il seminario ha visto diversi relatori alternarsi alla parola durante la giornata di lavori, presentando dati archeologici e documenti sulla storia del territorio e delle sue inestimabili ricchezze. Partendo da immagini di scavi, dal suono di strumenti musicali tradizionali legati alla cultura agricola a cura del maestro Mazziotti, e dai risultati di ricerche storiche, si arriva a contemplare i tesori della campagna romana e delle sue tenute agricole riflettendo sul futuro del verde oltre le mura capitoline.

“L’arte è un fatto ambientale”, scrive Tomaso Montanari docente all’università Federico II di Napoli nel suo intervento. “Tutti noi la incontriamo ogni giorno sul nostro cammino, anche quell’italiano su cinque che vive in periferie che nulla hanno a che vedere col nostro passato. L’arte non è mai la singola opera, ma è legata strettamente al contesto in cui nasce e si sviluppa. È una sola cosa con l’ambiente, appunto. Come la pelle col proprio corpo”. La cultura è connessa al paesaggio e quindi, e sfregiando quest’ultimo si impoverisce inesorabilmente anche l’immenso patrimonio storico del nostro Paese, oltre a peggiorare la qualità della vita dei cittadini. “Non abbiamo il diritto di distruggere ciò che di bello abbiamo ereditato”, conclude Montanari, “e dobbiamo tramandare alle future generazioni”.

Non sembra però che si stia andando verso la direzione della conservazione del patrimonio archeologico purtroppo, almeno ascoltando le parole di Stefano Musco, archeologo ispettore della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, mentre illustra gli importantissimi ritrovamenti frutto di indagini archeologiche nella zona.
A Casal Bertone, ad esempio, nell’ambito dei lavori per il Tav Roma-Napoli è stato rinvenutoun impianto produttivo riconosciuto in una fullonica/conceria esteso su una superficie pari a 1000 metri quadrati. Il più grande impianto industriale antico noto”, dice lo studioso. Creare un percorso archeologico per valorizzare tale incredibile scoperta appariva evidentemente eccessivo, perciò le autorità preposte hanno deciso di “smontare i reperti e depositarli in un magazzino”. Triste destino anche per “la più grande necropoli imperiale nota a Roma, dove sono stati scoperti i resti di oltre 2200 individui”, aggiunge Musco, rinvenuta assieme ad un tratto dell’antica Via Collatina. Area attualmente in stato di abbandono. E rattrista sentire da un neolaureato che presenta i risultati straordinari di un’indagine archeologica nel parco dell’Inviolata, tra Roma e Guidonia, che all’interno del perimetro dell’area protetta sorge la discarica della cittadina laziale, che qualcuno vorrebbe anche ampliare.

La campagna romana è una fonte inesauribile di tesori paesaggistici e archeologici spesso mortificati, come d’altra parte nel resto del Paese, più dalla mancanza di volontà e dal disinteresse nei confronti della cultura da parte delle classi dirigenti ad ogni livello, si ha francamente l’impressione, che dalla penuria di denari. La battaglia educativa è perciò imprescindibile per costruire una possibile idea di avvenire per l’Italia. Ma nel frattempo è necessario salvare le testimonianze e il patrimonio immenso di bellezza e identità che la Penisola ancora possiede. Altrimenti, ben presto, ci sarà poco da tramandare.

 

Marco Bombagi
Salviamo il Paesaggio
www.salviamoilpaesaggio.roma.it
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