Cementificazione Pisana Estensi, verde distrutto e diritti inventati

 

Un progetto, imposto dal Comune di Roma con variante al piano regolatore, prevede la costruzione di 15 palazzi alti fino a 5 piani con piattaforme commerciali su 9 ettari di terreno agricolo vincolato. Il tutto sulla base di “diritti edificatori” dichiarati inesistenti dal Consiglio di Stato.

Una delle molteplici trincee di resistenza nella battaglia quotidiana dei cittadini in difesa del verde pubblico a Roma. Così, forse, potrebbe essere definita una storia come molte altre nella Capitale dell‘Era Alemanno. Quella del Comitato Roma XVI Pisana Estensi, che da oltre due anni porta avanti le ragioni dei residenti di un’area interessata dall’ennesimo, dissennato progetto speculativo che divora suolo e peggiore la qualità della vita.
Si tratta della “costruzione di 15 palazzi alti fino a 5 piani per un totale di 90.000 metri cubi”, si legge nella scheda vertenza compilata dal Comitato Pisana Estensi e contenuta nel “Libro bianco” di Salviamo il Paesaggio Roma e Provincia, “con piattaforme commerciali, su un’estensione di circa 9 ettari in un’area che collega il parco valle dei Casali e la riserva naturale tenuta dei Massimi, e si estende tra via della Pisana e Via degli Estensi, su terreno originariamente agricolo destinato dal Piano Regolatore a verde pubblico e servizi pubblici locali”.
L’unico lembo di verde disponibile per gli abitanti del quartiere verrebbe quindi seppellito dal cemento per edificare abitazioni senza mercato facendo inoltre strame delle leggi vigenti in materia di tutela del territorio.
“Il progetto urbanistico denominato Pisana–via degli Estensi”, prosegue la scheda, “prevede una variate al PRG (Piano Regolatore Generale) modificando la destinazione dell’area da Ambito dei Programmi Integrati della Città da ristrutturare, con destinazione di verde e servizi pubblici di livello locale, ad Ambito dei Programmi Integrati della Città della Trasformazione, con destinazione prevalentemente residenziale. La variante al PRG consente alla ditta costruttrice di aumentare notevolmente la cubatura cambiandone la destinazione attraverso la rilocalizzazione di una quota parte dei diritti edificatori afferenti l’area ex Fosso della Valchetta –via delle Comete, parte dei diritti edificatori afferenti all’Area Deposito Magliana – Pontina Intermetro derivanti dalla transazione Egenco e di procedere alla compensazione di parte dei diritti edificatori del comprensorio ex F2 Monte Arsiccio”.
Tradotto, si piega la legge per soddisfare gli appetiti delle lobby.
È infatti utile ricordare che una recente sentenza del Consiglio di Stato (6656/2012), il più alto grado della giustizia amministrativa, ha decretato che non possano esistere “diritti edificatori” né “vocazioni edificatorie” su suoli liberi. In altre parole “non esiste alcun fondamento giuridico”, si legge su salviamo il paesaggio a commento della sentenza, “sulla cui base il proprietario di un terreno possa rivendicare un diritto edificatorio, o un malaccorto urbanista o amministratore, possa motivare la decisione di rendere edificabili aree che attualmente non lo sono”.
Riassumendo, quindi, si modifica il Piano Regolatore a uso e consumo dei palazzinari, accampando diritti che non esistono in alcun codice del mondo ed escludendo i cittadini dai processi decisionali, come avviene nelle ultime settimane di consiliatura Alemanno, con le transenne che chiudono piazza del Campidoglio mentre in aula si tenta, in pratica manu militari, di approvare le famigerate 64 delibere urbanistiche, tra cui appunto quella relativa a Pisana-Estensi, che seppellirebbero ciò che rimane di Roma sotto il cemento.
E per fare questo si utilizza un altro meccanismo perverso, quello delle compensazioni, ovvero “il riconoscimento al privato che non possa più esercitare il permesso di costruire per sopraggiunti vincoli urbanistici”, scriveva già nel 2009 Gianni Orlandi sul Corriere della Sera, “la possibilità di costruire in un’altra zona. Purtroppo, a Roma, si sono determinati veri e propri scempi, consentendo volumetrie maggiorate rispetto alle originarie e tipologie di edifici impattanti che hanno incrementato il disagio di aree già in sofferenza”.
Nel caso di Pisana-Estensi e non solo, altro che sofferenza: si distrugge un’area vincolata su cui esistono importanti vincoli archeologici, ambientali e culturali, come rovine romane e casali storici, un corso d’acqua pubblico e una rigogliosa zona boscata con sughere e querce secolari, per costruire 15 palazzine. E lo si fa, oltre alle già citate irregolarità, anche in assenza della Vas, la Valutazione Ambientale Strategica, “che costituisce”, si legge nella memoria del Comitato Roma XVI presentata alla VIII Commissione Urbanistica del Comune di Roma il 2 agosto 2011, “per i piani e programmi a cui si applicano le disposizioni del Codice dell’Ambiente, parte integrante del procedimento di adozione e approvazione. E’ bene ricordare che i provvedimenti amministrativi di approvazione, adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge”. E il progetto in questione, tale valutazione, non ce l’ha.
I residenti che difendono il proprio territorio e la propria qualità di vita hanno provato a far presenti tali considerazioni agli organi competenti, purtroppo invano, ma lungo la strada le difficoltà si sono trasformate in opportunità: “Abbiamo infatti con il tempo allargato il nostro orizzonte”, conclude una nota del Comitato Roma XVI, “che non si ferma più alla difesa del nostro territorio, ma crediamo che la missione dell’architettura e dell’urbanistica dovrebbe essere la riaffermazione della bellezza. I progetti urbanistici dovrebbero avere un fine ultimo di migliorare, in sinergia con il paesaggio, la bellezza dei luoghi e la qualità della vita dei cittadini. Purtroppo a Roma l’urbanistica non è più una scienza al servizio del paesaggio, ma è diventato sistema per produrre benefici per pochi provocando delle ferite mai rimarginabili. Chiediamo quindi di rivedere con consapevolezza e al di fuori di giochi di potere e affaristici qual è il futuro migliore per Roma”.
Speranze legittime, che legano idealmente la “trincea” di Pisana-Estensi a tutti gli altri fronti di battaglia a tutela del territorio e della Natura contro l’avidità e l’arroganza della speculazione edilizia e dei suoi scherani nei palazzi della politica.

 

Marco Bombagi