La Marcia per la Terra ridà speranza ai territori

 

Centinaia di persone presenti all’evento organizzato dal Forum Salviamo il Paesaggio in occasione del Natale di Roma e dell’Earth Day, in cammino per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del consumo di suolo.

Musica, cultura e tanta gente in festa per una giornata speciale in favore della Terra. Disattese le plumbee previsioni meteo che avevano annunciato pioggia e freddo sulla Capitale, i partecipanti alla Marcia per la Terra, organizzata dal forum Salviamo il Paesaggio per il 21 aprile in diverse regioni d’Italia tra cui il Lazio, hanno invece potuto godere di un sole primaverile e di temperature ideali per una camminata nella storia e nella natura di Roma, e in difesa dei territori minacciati dalla speculazione edilizia e dall’insipienza delle lobby del cemento.
Un evento celebrato, nel giorno del compleanno della Città Eterna e appena 24 ore prima di quello del pianeta, quell’Earth Day istituito dalle Nazioni unite nel 1970 e da allora dedicato alla salvaguardia del Pianeta e celebrato il 22 aprile di ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera. Un crocevia di date simboliche e importanti per sensibilizzare le persone nei confronti delle tematiche ambientali. E l’ambiente ha giustamente deciso di dare una mano a tutti coloro che si impegnano per lui, riparando la marcia dalle intemperie e accompagnandola con la benevolenza e il tepore della primavera.
La Marcia per la Terra, figlia dell’impegno di decine di associazioni, comitati e cittadini che aderiscono al forum Salviamo il Paesaggio, era in verità iniziata già sabato 20 aprile, con il pernottamento sul Monte Cavo, sopra il lago di Albano, organizzato da PrimaveraRomana. All’alba di domenica, poi, i partecipanti avevano iniziato la camminata vera e propria in direzione nord. Prima Ciampino, con passaggio al Mercato della Terra Slow Food e la visita alla Villa di Messalla, uno dei tanti siti d’alto valore archeologico minacciati dal cemento. Poi le bellissime Villa dei Quintili, Villa Capo di Bove e Tomba di Cecilia Metella, autentico emblema dello splendore dell’Appia Antica e punto d’incontro, per l’occasione, di tutti i percorsi secondari organizzati in piena libertà dalle sigle aderenti all’iniziativa.
Nel prato antistante il Mausoleo e ai piedi della splendida chiesa di San Nicola a Capo di Bove, già dalla tarda mattinata di domenica, musica, buon cibo, cultura e natura facevano da cornice a una delle tappe fondamentali della Marcia. Grande impegno, tra gli altri, dei produttori Slow Food, che con oltre 600 pasti venduti sono stati artefici dell’allestimento, per il pic-nic sull’erba, dei banchetti con prodotti provenienti dall’Agro Romano minacciato dalla speculazione, e del Touring Club per l’apertura gratuita della vicina Villa di Massenzio. Senza dimenticare il Parco dell’Appia Antica e la Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Roma. Applauditissima poi, la Banda della Scuola Popolare di musica di Testaccio, il cui concerto è stato seguito fino alla conclusione dalle tante famiglie sedute sul prato per il pranzo. E così, dopo un pranzo frugale ma deliziato dal cibo genuino e dalla buona musica, nella millenaria cornice della Regina Viarum, con le sue storiche vestigia visitate dai turisti di tutto il mondo, l’ultima tappa della festa poteva finalmente avere inizio.
Un corteo colorato dagli striscioni e dalle bandiere delle molte sigle associative partecipanti all’iniziativa e dei comitati aderenti al Forum. Il passo è sostenuto, spesso testa e coda della manifestazione si allontanano troppo e serve fermarsi per ricompattare il gruppo. Si procede speditamente e senza problemi lungo via Appia tra slogan e fotografie. Si attraversa Viale di Porta Ardeatina e ci si immette su Via di Porta San Sebastiano. Qualche turista incuriosito si ferma a chiedere informazioni e sorride solidale una volta conosciute le ragioni della marcia. Arrivati in Piazza Numa Pompilio, con la meravigliosa vista delle Terme di Caracalla, ci si ricompatta per il complesso attraversamento in direzione Circo Massimo, nei cui pressi si giunge dopo una breve sosta nei giardini in via di Valle Delle Camene. A questo punto il Colosseo è in vista e dopo pochi minuti la meta è conquistata.
A completamento di una giornata perfetta manca a questo punto solo l’ultimo atto, l’abbraccio all’anfiteatro Flavio inteso come simbolo dell’unione tra cultura, paesaggio e territorio, beni comuni da difendere e tramandare alle future generazioni. I partecipanti iniziano così a girare attorno al monumento tenendosi per mano con lo scopo di cingerlo completamente. Per poche decine di metri la sfida non è vinta fisicamente, ma moralmente sì. Tantissimi turisti italiani e stranieri, infatti, dopo aver chiesto informazioni sulla catena umana in atto si sono uniti ad essa, e tanti altri, pur non aderendo concretamente all’iniziativa, hanno solidarizzato con i partecipanti.
L’evento si conclude poco prima delle 6 di pomeriggio, con le ultime foto e tra gli applausi. La compagnia si scioglie e si torna verso casa. Il tramonto sui Fori, in una serata del genere, rappresenta il saluto più bello che un’iniziativa per il suolo e il paesaggio potrebbe ricevere. Ed è del tutto meritato.

 

Marco Bombagi
Coordinamento romano