La Metro C rischia di far crollare il Colosseo

 

 

Il presidente di Italia Nostra Roma, Carlo Ripa di Meana: “Sotto Via dei Fori Imperiali verrà scavata una voragine profonda 50 metri per la costruzione della nuova stazione. Minacciata la stabilità del monumento”. Unica speranza, la Soprintendenza Archeologica che già nel 2009 aveva detto no a questo progetto obsoleto e devastante, fortemente voluto, però, da lobby e politica.
Il glorioso Anfiteatro Flavio potrebbe iniziare a morire tra poco. Subito dopo il voto, infatti, inizieranno le chiusure, su via dei Fori Imperiali, propedeutiche all’apertura del cantiere per la costruzione della nuova stazione Colosseo della Metro C. Un progetto risalente al 1990 e realizzato con tecnologie obsolete e drammaticamente invasive, tali da mettere a rischio la stessa stabilità di uno dei monumenti più importanti e visitati del mondo. Tutto con la benedizione di Partiti e comitati d’affari.
È la notizia shock che emerge dalla conferenza stampa di Italia Nostra, tenutasi presso la sede e con l’aiuto dei Radicali Italiani nel pomeriggio del 19 febbraio a Roma, di fronte a giornalisti italiani e stranieri allibiti. “Ci sono serissime preoccupazioni causate dagli interventi che stanno per essere avviati a giorni e che riguardano la costruzione della stazione Colosseo della metro C”. Esordisce così Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione di Roma di Italia Nostra, affiancato dai parlamentari radicali Emma Bonino, Elisabetta Zamparutti e dal candidato a governatore del Lazio Giuseppe Rossodivita. “Via dei Fori Imperiali verrà svuotata fino alla profondità di 50 metri. Nello spazio così ricavato verrà costruita la gigantesca stazione della metro C. Il cantiere durerà fino al 2020”.
Un progetto ciclopico e devastante, risalente a 20 anni orsono e criticato dalla stessa Soprintendenza Archeologica già nel 2009, quando, invano, quest’ultima chiese la “pedonalizzazione di Via dei Fori Imperiali” prima di ogni cantierizzazione e giudicava “la risoluzione della problematica ostativa dell’avvio dei lavori”. Molteplici le motivazioni del no, dall’erosione delle pareti del monumento, causata dallo smog e dal traffico, problema che inevitabilmente verrà aggravato dalla presenza in loco di mezzi per le attività di cantiere, fino alla delicatissima questione della stabilità del monumento stesso. “Non c’è nessun dubbio”, si legge nel comunicato di Italia Nostra, “che al momento non si è assolutamente in grado di garantire che le fondazioni del Colosseo non vengano influenzate dai profondi rimaneggiamenti dei terreni che distano poche decine di metri dal monumento”. Tradotto: Non sappiamo se l’Anfiteatro Flavio reggerà ad un’opera del genere, considerato anche che “le indagini archeologiche”, rese obbligatorie dalla “legge sull’archeologia preventiva” che stabilisce l’impossibilità di iniziare lavori prima del completamento delle ricerche, “non sono state portate a termine prima dell’inizio dei lavori, ma si svolgono durante”. Il che, oltre a costituire un’aperta violazione normativa, mette a rischio il monumento simbolo di Roma nel mondo.
In tutto questo la Soprintendenza sta subendo pressioni enormi da lobby e partiti che “vogliono andare avanti a tutti i costi” con lavori che avranno ricadute pesantissime anche sul turismo della Capitale. “Il percorso riservato ai visitatori per raggiungere il Colosseo”, aggiungono da Italia Nostra, “ridotto, dopo la cantierizzazione, a un corridoio largo appena 2.85 metri” che si snoderà inoltre tra operai e mezzi in movimento, “risulterà scoraggiante”. In altri termini diminuiranno i turisti, col risultato che “verrà a mancare la principale fonte finanziaria della Soprintendenza stessa, dato che la stragrande maggioranza dei turisti viene a Roma per vedere il Colosseo”.
E poi la politica. I partiti non potevano mancare in una storia del genere, iniziata vent’anni fa con la celebre “cura del ferro”, che avrebbe dovuto liberare la Capitale da traffico e smog rendendola una città all’avanguardia in Europa con la “metro archeologica”, da inaugurare per il Giubileo del 2000. Un bel sogno svanito tra le carte della Corte dei Conti, la cui relazione presentata l’anno scorso ha certificato il fallimento della Metro C, tra incompetenze, negligenze e illegittimità. “Costi dell’opera schizzati alle stelle”, sottolineano amaramente da Italia Nostra, “tanto da rendere questa metropolitana la più costosa al mondo. Un progetto gestito gelosamente e totalmente all’interno del sistema dei partiti, caratterizzato dalla minima competenza tecnica e dalla massima competenza affaristica. È stata preferita così una tecnologia del tutto obsoleta e dagli impatti devastanti. Il peggio che si potesse scegliere per il luogo più archeologico del mondo, ma una manna per i costruttori senza scrupoli”.
Ora siamo arrivati al dunque. Politica e lobby vogliono andare avanti a tutti i costi, anche mettendo a rischio uno dei simboli dell’Occidente. Il motivo è chiaro: se si ferma il cantiere si perde “il contratto di opere pubbliche più ricco d’Italia”, che può durare decenni e i cui relativi profitti lievitare ancora. E poi il fermo definitivo porterebbe a galla fatti e responsabilità, rischiando di far crollare al posto del Colosseo il sistema di connivenze tra politica e affari. Un ulteriore ottimo motivo per opporsi a questo scempio inaudito.

 

Marco Bombagi
Salviamo il Paesaggio – Coordinamento Romano